[111]: Ritornare a Santa Giustina

Chi ha vissuto in età giovanile nel Collegio universitario di Santa Giustina, presso l’Abbazia benedettina di Prato della Valle a Padova, ne conserva un ricordo indelebile per tutta la vita e, con l’incedere degli anni, sente sempre più il bisogno di ritornarci, per rivivere emozioni e sensazioni che ridanno vigore allo spirito.
Ogni ritorno a Santa Giustina porta immediatamente alla mente momenti importanti, nei quali furono “vissuti” valori sempre più rari. E si riscopre allora la grandezza incommensurabile degli insegnamenti Benedettini e della Regola, che ne costituisce il riferimento costante.
Nella crisi di valori che ci attanaglia e in quella economica che ne è la conseguenza, l’Europa e il mondo Occidentale, quello salvato dalla regola di San Benedetto, troverebbe oggi nel motto che è sintesi sublime della stessa, “Ora et labora”, l’orientamento certo da seguire.
La preghiera e il lavoro. La contemplazione e l’impegno fisico. L’anima e il corpo. La spiritualità e la praticità.
La Regola di San Benedetto è oggi, come non mai, di estrema attualità. Essa offre ad ogni comunità certezze di crescita umana, attraverso la pratica della moderazione, dell’attenzione concreta alle persone, dell’umiltà, dell’obbedienza, dell’amore per il lavoro.
Crescita umana, che è alla base di ogni affermazione professionale e del mondo del lavoro; di ogni tipo di lavoro, compreso quello governato da tecnologie avanzate, ove gli automatismi portano a magnificare le intelligenze artificiali, che non hanno spiritualità, e per questo sono prive di capacità di coinvolgimento e di gratificazione.
Di fronte al progredire spedito delle tecnologie senz’anima, solo la riscoperta del silenzio è fondamentale, per conservare umanità e amore di se stessi e verso gli altri.
Il silenzio significa ascolto e saper ascoltare è una dote fondamentale per chi ha il nobilissimo incarico di guidare altri uomini, condizione, questa, che accomuna molti di coloro che, negli anni giovanili dell’Università, hanno frequentato il Collegio di Santa Giustina e che oggi, ritornandoci, possono riascoltare, nei silenzi dei chiostri e nelle architetture maestose, parole mai dimenticate.
Nella cultura Benedettina, ascoltare non significa “sentire” ma “adeguarsi”.
Ausculta, filii, praecepta magistri”, “Ascolta, o figlio, gli insegnamenti del Maestro”. Queste parole, che segnano l’inizio della Regola, sono del tutto scomparse dalla vita quotidiana. I tanti “rumori” inutili, che la presidiano costantemente, impediscono a molti di ascoltare e tolgono ai giovani le occasioni di essere ascoltati.
Ascoltare è diventato molto impegnativo e non si ha mai il tempo né la pazienza per farlo, per ascoltare gli altri e per “ascoltare” se stessi, che richiede molto silenzio.
Così tutto finisce per essere coperto da rumori inutili, ripetitivi e sempre più fastidiosi per la mente per l’anima.
La riscoperta della Regola in età adulta è momento importante, per rinsaldare lo spirito e coglierne anche gli aspetti importanti, dedicati all’organizzazione del tempo e del lavoro. Questo aspetto, non solo non va sottovalutato, ma, per molti di coloro che hanno frequentato l’Università vivendo nel Collegio di Santa Giustina, e che hanno poi toccato vette importanti del lavoro, la rilettura della Regola nella parte dedicata a questo tema, può diventare oggi motivo di profonda riflessione sui modelli di organizzazione nel quale è inserito.
Solo chi riveste incarichi di responsabilità può cogliere le criticità maggiori che affliggono molte delle comunità di lavoro e non solo, e “scoprire” le modalità per migliorarsi e intraprendere vie nuove, che richiedono coraggio, umiltà e capacità di coinvolgere.
Il mondo del lavoro soffre oggi di carenze vistose, dovute principalmente all’incapacità dei “capi” di riscoprire la nobiltà del ruolo, costituita dal dover provvedere alla crescita dei collaboratori, attraverso l’umiltà di comprenderne le esigenze e le aspettative.
Questa grandezza della Regola può essere “riscoperta” in età adulta, quando si è inseriti nel mondo del lavoro e specialmente da chi ha l’incarico di guidare altre persone, ruolo sempre più difficile da esercitare in ambienti lavorativi, ove le tecnologie fanno tutto e le persone sentono più il lavoro come alienazione che gratificazione è momento di crescita personale e sociale
Ritornare a Santa Giustina, può e deve essere motivo, per gli adulti, di ristoro dalle fatiche esterne e di rifornimento di energie salutari, indispensabili per portare nel quotidiano mondo del lavoro sapienze organizzative e modelli gestionali che non hanno eguali; per i giovani, che frequentano percorsi universitari e vivono nel Collegio di Santa Giustina, testimonianza certa ed inconfutabile della grandezza dei luoghi che li ospita e dei valori che essa, da tanti anni trasferisce alle generazioni di studenti.
Perché generazioni diverse si sentano unite da una lunga linea comune, fatta di valori e di visioni concrete di come essi vadano vissuti, è necessario condividerne l’esigenza ed operare affinché ci siano momenti ed occasioni per rivitalizzarli e simboli che accomunano.

Lo smarrimento che accompagna i nostri giorni potrà essere ragione per “riscoprire” il Collegio di Santa Giustina, attraverso un’opera feconda di comunicazione, tra gli iscritti dell’Associazione che l’hanno frequentato e gli studenti, delle iniziative che si andranno ad intraprendere di testimonianza viva e proiettata nel futuro, attraverso il coinvolgimento dei giovani.
Questo obiettivo potrebbe apparire ambizioso, ma, proprio facendo riferimento costante ai valori della Regola, appare perfettamente raggiungibile.
Nessuna vetta è preclusa a chi sa unire alle potenzialità della mente, la spiritualità dell’anima, corroborata dalla costante visione dell’amore per il lavoro, quello che nel corso dei secoli ha prodotto opere meravigliose, che inorgogliscono il genere umano, per la genialità degli autori e per l’impegno profuso da tanti umili collaboratori, volti anonimi, che nessuno ricorda, ma che hanno trovato nell’autorevolezza dei capi che li hanno guidati, la capacità di contribuire, di collaborare, di sentirsi protagonisti appagati e felici.
Valori questi sempre più assenti e disperatamente ricercati e che solo riscoprendoli si vinceranno le sfide del futuro, proprio come San Benedetto seppe proporre in un mondo toccato da una crisi profondissima, tanto diversa da quella attuale eppure con analogie profonde, che dovrebbero e potrebbero essere oggetto di meditazione proprio ritornando a Santa Giustina.

A cura del Dott. Balduino Simone
Dirigente Generale di Polizia Stradale a riposo. E’ stato per molti anni Direttore del Centro di Addestramento della Polizia di Stato per la formazione specialistica nei Servizi di Polizia Stradale, di Polizia Ferroviaria, di Polizia di Frontiera e dell’Immigrazione, di Polizia Postale e della Comunicazione; attualmente docente a contratto presso l’Università di Urbino per i corsi integrativi dedicati alla Sicurezza stradale e alla Sicurezza sul lavoro degli Operatori della Sicurezza Pubblica.

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